Gli incappucciati di Sorrento: la Passione dei bianchi e dei neri

Pietà religiosa e folclore locale, le processioni del Venerdì santo
di Redazione Ecampania.it - 16 Marzo 2016

Pietà religiosa e folclore locale. Sono questi i due elementi principali delle processioni del Venerdì santo di Sorrento.

Un evento atteso ogni anno da migliaia di fedeli, cittadini e turisti che affollano le strade della città per assistere alla solenne messa in scena della Passione di Cristo.

Si tratta di due appuntamenti profondamente radicati nella cultura dei sorrentini, che vi attribuiscono un importante significato religioso e un forte sentimento di appartenenza al territorio. Una tradizione che si tramanda di padre in figlio, gelosamente custodita e tramandata nel tempo.

Ma qual è il significato di questi riti?

Entrambe le processioni prendono il nome dal colore del saio indossato dagli incappucciati. La processione “Bianca”, organizzata dalla Venerabile Arciconfraternita di S. Monica con sede nella Chiesa della SS. Annunziata, percorre le vie del centro storico nella notte tra il Giovedì e il Venerdì Santo. Nella tradizione popolare rappresenta il peregrinare della Vergine alla ricerca del Figlio, tradito, arrestato e condannato alla morte in croce.

La processione “Nera”, a cura dell’Arciconfraternita della Morte e Orazione, con sede nella Chiesa dei Servi di Maria, si svolge il Venerdì santo alle 21.  Gli incappucciati trasportano il simulacro del Cristo Morto, una splendida scultura lignea probabilmente del Settecento, seguito dalla statua della Madonna Addolorata.

Le origini delle processioni sorrentine sembrano affondare le loro radici nel 1200, quando un corteo di confratelli attraversava le strade cittadine con una semplice croce, recitando e cantando salmi di penitenza e visitando i Sepolcri che restavano aperti al pubblico tutta la notte. Nate come riti di penitenza e di espiazione, con il tempo si sono arricchite dal punto di vista coreografico, soprattutto sotto l’influsso della dominazione spagnola, quando si cominciò a pensare di introdurre i cappucci e di arricchire la processione con luci e con i famosi simboli della Passione del Cristo, ancora oggi portati dagli incappucciati su vassoi di metallo. Ciascuno di essi ha un significato ben preciso. Vediamone alcuni:

  • la lanterna con la quale fu riconosciuto il volto di Gesù nel Getsemani
  • la borsa nella quale erano racchiusi i trenta denari del «tradimento» di Giuda
  • il gallo che cantò tre volte dopo che Pietro mentì 
  • il bacile e la tovaglia in ricordo del gesto di Ponzio Pilato di lavarsi le mani dichiarandosi innocente
  • la colonna e il flagello che simboleggiano le prime «offese materiali» a Gesù
  • la veste rossa e la corona di con cui i soldati romani deridevano Gesù
  • il martello e i chiodi usati per crocifiggere Gesù
  • il sudario sul quale restò impresso il volto di Cristo
  • la spugna con la quale fu somministrato «fiele» per dissetare il Crocifisso
  • la  lancia utilizzata per constatare la «morte» del Figlio di Dio

Un ruolo fondamentale è anche quello svolto dalla musica. Dalle marce funebri suonate dalla banda, ai tradizionali canti della Passione, passando per il “Miserere”: il famoso salmo di Davide cantato da duecento voci maschili che esplodono rompendo il silenzio e creando un’atmosfera di solenne tristezza e commozione.   

a cura di Emiliana Pontecorvo

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