Fede, tradizione, folklore: i Gigli "ballano" a Nola

La festa in onore di San Paolino
di Maria Cristina Napolitano - 30 Maggio 2014
nola, festa dei gigli, religione, culto

Una tra le 500 feste popolari più belle al mondo si svolge a Nola e commemora il Santo Paolino vescovo della cittadina nel 409. La festa prende le mosse da un avvenimento accaduto il 26 giugno di un anno sconosciuto alla tradizione storica. San Paolino, inventore delle campane, ebbe il merito di aver salvato un nolano, figlio di una vedova, rapito e ridotto in schiavitù dai vandali che a quel tempo devastavano e depredavano le terre campane. Il Vescovo, nella sua grande magnificenza, si recò in Africa per riscattare il povero malcapitato e sostituirsi a lui nella triste sorte. Una volta in Africa i vandali scoprirono la vera identità dell’uomo e le sue eccezionali doti e decisero di liberare il Vescovo e il giovane, riaccompagnandoli sino a Nola.

La festa, ormai millenaria, si ricollega all’accoglienza esultante dei cittadini nolani preparata per il Vescovo Paolino di ritorno dall’Africa, che lo ricevettero con un tappeto di gigli lanciati sul suo cammino e con l’offerta di cerei (cilii, in dialetto).

La festa si celebra la domenica successiva al 22 giugno, giorno della morte di San Paolino  (22 giugno 431) e prevede la processione lungo le strade della città di Nola dei celebri “Gigli”, otto guglie lignee di notevole altezza e riccamente decorate. Inizialmente si trattava di mazze fiorite che sostituivano i gigli gettati sul cammino di San Paolino; erano 8 a ricordo dei cittadini deputati a ricevere il Santo di ritorno dall’Africa: un macellaio, un fabbro, un sarto, un calzolaio, un padulano, un fornaio, un pizzicagnolo, un bettoliere. Anno dopo anno si accese una gara tra il popolo per chi riuscisse a costruire la mazza fiorita più alta di tutte sino a quando, alla fine del ‘500, raggiunti oramai i 3-4 metri di altezza e anche più, i “Gigli” iniziarono ad essere benedetti nella piazza antistante la Chiesa in cui non potevano più entrare per ovvie ragioni.

Oggi le guglie sono alte ben 25-30 metri e sono ricoperte di dipinti. Nella parte terminale hanno quasi sempre una statua sacra o la croce e vengono trasportate a spalla da circa 120 uomini (i cullatori riuniti in paranze) che seguono in processione l’immagine del Santo adagiata su una barca che ricorda quella utilizzata nel viaggio di ritorno dall’Africa.

Il rivestimento delle guglie è in stucco e cartapesta con rappresentazioni di momenti della vita dei santi o temi storici, architettonici etc. Ad ognuno degli otto gigli corrisponde una corporazione che ricalca i mestieri degli otto cittadini che ricevettero il Santo (ortolano, fabbro, calzolaio, bettoliere, sarto, salumiere, beccaio, panettiere).

La costruzione e il trasporto delle macchine è affidato a nove Comitati di festa che si occupano anche delle spese.

Quest’anno si celebra anche un notevole riconoscimento per la Processione dei Gigli, inserita nel dicembre 2013 nella lista rappresentativa del patrimonio culturale immateriale dell’umanità Unesco, insieme con le altre feste della Rete delle grandi macchine a spalla italiane, che include oltre ai Gigli di Nola, la Macchina di Santa Rosa di Viterbo, la Varia di Palmi e i Candelieri di Sassari.

Da non perdere: il sabato successivo al 22 giugno in cui  i Comitati si salutano a vicenda presso le abitazioni dei Maestri di festa dove si trovano le macchine addobbate per la processione; mattino della domenica seguente: benedizione dei Gigli da parte del Vescovo, nella piazza del Duomo di Nola; dal pomeriggio fino alla notte inoltrata processione della barca e delle guglie per le vie della Città.