Il Duomo di Napoli, tra storia e fede

Dedicato all'Assunta, è una delle più importanti chiese della città
di Maria Cristina Napolitano - 10 Giugno 2014
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Il Duomo dedicato all’Assunta, lo si scopre all’improvviso, come tante delle bellezze di Napoli. Camminando lungo la via omonima, colpisce per la maestosità della facciata gotica. Così, arretrato rispetto alla strada per mezzo di una piazzetta cinta da portici, ci appare il Duomo di Napoli.

Già sede della prima cattedrale della città, ha continuato nei secoli a mantenere il suo ruolo. Dapprima Santa Restituta nel IV secolo, poi Santa Stefania nel VI. Con Carlo I (o II) si dedicò all’Assunta e certamente con Roberto d’Angiò fu terminato, nel 1313.

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Ma la lunga vita del Duomo non ha smesso di conoscere modifiche, un esempio è la facciata, che colpisce per imponenza. La forma attuale è dovuta ad un progetto di Enrico Alvino del 1876-1905, neogotico che si sovrappone ad architetture rovinate da un terremoto (1349) e ad un restauro (1788). Questo è il momento in cui la facciata del Duomo si ferma, nella posa che tuttora vediamo. Vengono inglobati i tre portali di Antonio Baboccio, quello centrale con i leoni stilofori del‘300 e una Madonna col bambino con i Santi Pietro e Gennaro e il cardinale Minutolo adorante di Tino da Camaino.

Quando siamo pronti per lasciare la bella vista della facciata, ad aspettarci c’è una struttura imponente, ricca, sontuosa. Circa 100 metri di storia si svolgono sotto i nostri piedi. Religione, rito e folklore si uniscono per creare l’atmosfera tutta partenopea del duomo di Napoli.

Sedici pilastri e 110 semicolonne di granito, dominano l’interno, diviso in tre navate con cappelle. Interno che non è del tutto unitario: si nota nella prima campata della navata sinistra l’eliminazione dell’apparato decorativo, che permette di cogliere le strutture altrove nascoste dalle ricche decorazioni architettoniche.

Sia sulla navata che nel transetto il soffitto è ligneo, intagliato e dorato a incorniciare dipinti di pittori tardo manieristi. Luca Giordano e la sua bottega ci offrono i santi tra i finestroni e i patroni di Napoli.

Procedendo lungo la navata destra dopo la Fortezza di Tino di Camaino c’è la Cappella del tesoro di San Gennaro, barocco trionfo dorato, chiesa nella chiesa.

La Cappella fu eretta come voto della città durante la peste del 1527, un tripudio di ricchezza tanto da essere, insieme alla certosa di San Martino, il principale monumento del‘600 a Napoli.

Nella cupola è il Paradiso, soltanto dipinto, ma immaginabile attraverso quelle tinte. Intorno, nelle lunette, le Storie di San Gennaro, la “faccia ‘ngialluta” cuore della fede partenopea.

Soltanto nelle ricorrenze festive del santo vi si espone il busto reliquario e il reliquario del sangue. Attiguo alla cappella è il Museo del Tesoro di San Gennaro (a cui si può accedere con biglietto di ingresso dall’esterno, a destra dell’ingresso del Duomo).

Continuando siamo ancora nella navata destra, ad ogni passo una storia. Come quella raccontata da Boccaccio su Andreuccio da Perugia nel Decamerone: il luogo scenico era la Cappella Minutolo, trionfo del gotico napoletano con affreschi di Montano d’Arezzo e pavimento a mosaico di XIII secolo.

Prima dell’altare con l’Assunta di Pietro Bracci è doveroso scendere nel Succorpo (detto anche cappella Carafa o confessione di San gennaro), tipicamente rinascimentale e forse di mano del Bramante, accoglie per volere di Oliviero Carafa le reliquie del santo patrono di Napoli.

Sulla sinistra è il primo impianto del Duomo, la basilica paleocristiana di Santa Restituta, la più antica della città, eretta per volere di Costantino per il Salvatore nel IV secolo. La visita all’interno non si limita solo all’ambiente centrale ma c’è anche, al fondo della navata, il battistero di San Giovanni in Fonte e un’area archeologica a testimonianza delle stratificazioni succedutesi dall’età greca all’altro medioevo, presenti nel tessuto della chiesa.

Prima di uscire, se non lo abbiamo già fatto, alziamo lo sguardo sul portale mediano coi monumenti di Carlo I d’Angiò, Carlo Martello re d’Ungheria e sua moglie Clemenza d’Asburgo eretti da Domenico Fontana per ordine del viceré Guzmán conte di Olivares.

napoli Durata:
2 Ore
Costo: Gratuito
Dal lunedì al sabato:08:30 – 13:30/14:30 – 19:30, Domenica e giorni festivi: 08:00–13:00/16:30–19:30, Zona archeologica, dal lunedì al sabato: 09:30-12:00/16:30-19:00
Tipo: cattedrale