Alife il castrum romano della provincia di Caserta

La cittadina casertana è forse quella che meglio ha conservato l’antica pianta Romana
di Giuseppe Scarica - 12 Settembre 2014
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Le leggende che narrano della sua fondazione sono molteplici, alcune addirittura vedono come padre fondatore il biblico Noè o addirittura Enea. Gli studi invece hanno evidenziato con tutta probabilità che la nascita del borgo sia dovuta agli Osci nel V secolo a.C. grazie ai quali Alife raggiunse i primi fasti e fu dotata addirittura di una propria zecca ed una sua moneta. Successivamente divenne capitale dei Sanniti prima di cedere nel 326 a.C.  al dominio di Roma, furono proprio i romani a ricostruire per intero la pianta e a dotarla delle mura di cinta che ancora oggi in buona parte sono conservate e ammirabili.

L’importanza di Alife fu esaltata già dai primi decenni di dominio romano con alcune famiglie elette al rango senatorio romani e successivamente, durante il IV secolo con lo stabilirsi in città della sede della diocesi al servizio del Ducato di Benevento.

Data la sua posizione strategia e l’importanza crescente, Alife ha subito nella sua storia anche diversi saccheggi e distruzioni. Su tutti, nell’865 i  Saraceni, sbarcati a Fondi sul litorale laziale, fecero razzia di tutto ciò capitava nelle loro mani, comprese le abbazie di Montecassino e San Vincenzo al Volturno.  Non da meno fù Re Filippo II nel 1561 che per punire il Conte ferrante, ordinò la distruzione ed il saccheggio di Alife. Quest'ultima offesa costrinse gli abitanti ad abbandonare il borgo e a trasferirsi nella quasi totalità nella vicina Piedimonte.

Allo stato attuale Alife si presenta come un’elegante borgo agricolo che si palesa allo sguardo con le imponenti mura romane con gli attraversamenti di Porta Piedimonte, Porta Fiume e Porta Roma che ci accompagnano verso il centro cittadino.  Il Centro storico, ompletamente circondato dal rettangolo delle Mura Romane di epoca sillana (I sec. a.C.), conserva la tipica conformazione urbana del castrum, strutturata su cardini e decumani.

Il decumano maggiore (Via Roma - Via Napoli) e il cardine maggiore (via A. Vessella - Via G. Trutta) si intersecano in un punto centrale (Piazza O. Michi) detto "il Termine" e uniscono le quattro porte urbiche d'accesso alla città: Porta Napoli, Porta Roma, Porta San Bartolomeo (o Porta Fiume) e Porta degli Angeli (o Porta Piedimonte). Le due strade maggiori del centro storico, inoltre, lo suddividono in quattro rioni detti "Quarti": il Quarto di San Francesco, il Quarto del Vescovado, il Quarto di San Pietro e il Quarto del Castello. Le Mura sono rinforzate, lungo tutto il perimetro,  da torrette, equidistanti tra loro, di forma semicircolare e rettangolare, alternate.

Il cuore pulsante è sicuramente la piazza Vescovado sulla quale si erge la cattedrale dedicata a Santa Maria Assunta e all’interno della quale sono conservate le spoglie di San Sisto Papa. La chiesa risale al ‘200 ma è stata più volte restaurata. Del primitivo edificio restano l’abside, un portale della prima cappella a destra e parte della navata con sedici colonne romane con tutta probabilità provenienti dall’antico teatro romano di Allifae. Spiccano all’interno della cattedrale il coro ligneo del XVIII secolo, una tela raffigurante l’Ultima Cena e un busto di San Sisto del  1740.

Dell’epoca medievale Alife conserva  il Castello delle Torri. Edificio costruito, su preesistenti fortificazioni romane, in epoca longobarda, quando il territorio divenne feudo dei conti di Alife e che raggiunse il periodo di massimo splendore durante l'epoca normanna. Ospitò anche l'imperatore Federico II e Carlo d'Angiò e la Cripta Normanna. È un ambiente sacro ipogeo edificato, insieme alla Cattedrale, dal conte Rainulfo per ospitare le reliquie del patrono San Sisto.

Fuori le mura, all’interno del piccolo Parco delle Pietre, sono conservati sarcofagi, capitelli e frammenti di scultura di epoca romana mentre nei pressi della casa comunale  il Museo Archeologico dell’Antica Allifae è stato creato per raccogliere ed esporre le più antiche testimonianze della storia e del popolamento del territorio del Matese-Casertano, dall’età preistorica fino a quella medievale, rinvenute durante recenti campagne di scavo promosse dalla Soprintendenza. Il museo si sviluppa in due sale, in cui i reperti sono esposti secondo un criterio cronologico e per contesto di ritrovamento: armi, strumenti litici, oggetti in metallo, ceramica, affreschi, mosaici, iscrizioni e materiale lapideo, provenienti da necropoli, da ville rustiche del territorio, dall’area dell’antico foro della colonia di Allifae, da terme o abitazioni private. L’esposizione è corredata di una ricca documentazione grafica e fotografica.

Il circuito murario, le porte, l'impianto stradale ricalcante quello romano, l'area del foro e quella dell'anfiteatro e i mausolei di Madonna delle Grazie e Torrioni sono visibili liberamente; il criptoportico ed il mausoleo degli Acili Glabrioni sono visitabili su richiesta; i resti di terme sotto la Cattedrale sono liberamente visibili durante l'apertura della stessa; i resti del teatro non sono visibili al momento.

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1 Giorno
Il circuito murario, le porte, l'impianto stradale ricalcante quello romano, l'area del foro e quella dell'anfiteatro e i mausolei di Madonna delle Grazie e Torrioni sono visibili liberamente; il criptoportico ed il mausoleo degli Acili Glabrioni sono vis
Tipo: città