Quando il torroncino diventa… eccellenza: il Bacio di San Marco

Viaggio nella tradizione, genuinità e qualità dell’arte pasticciera della famiglia Borrillo
di Marco De Rosa - 09 Luglio 2014
Torroncini Baci Cavaliere Innocenzo Borrillo

Un torroncino da eccellenza campana: sapore raffinato e morbido nel suo contenitore di coccolato, con dentro una granella di torrone di altri tempi. Ecco, in estrema sintesi, il “Bacio della tradizione” del Cavaliere Innocenzo Borrillo.

Un estasi di piacere iniziata nel 1891 quando, alla prima di tre generazioni di produttori di torroni, nonno Innocenzo iniziò a produrre queste delizie ai quali diede il nome di “Baci”. Dagli antichi forni di Via Roma a San Marco dei Cavoti in provincia di Benevento – e con la stessa dedizione di allora -, hanno proseguito fino ad oggi in questo mestiere di fondere tradizione, genuinità e qualità.

Con l’atteggiamento del piccolo artigiano, però depositario di una grande arte, il Cavaliere Innocenzo Borrillo propone queste delicatezze, evocando il morbido gusto delle cose del passato: “Il primo maestro è stato mio nonno, è lui che ha creato questa bellissima realtà, conosciuta in Italia e all’estero. Qui a San Marco, grazie alla sua opera, ora sono circa una decina le aziende che producono questi croccantini, una realtà abbastanza evidente e che si sta facendo spazio nel nostro paese”.

Tutto partito, quindi, dalla famiglia Borrillo, per poi consolidarsi a livello cittadino. Eccone la storia completa: “Mio nonno – spiega il cavaliere Borrillo - iniziò andando a Napoli verso il 1870 a fare il garzone nelle famose pasticcerie del tempo. Ne ha imparato l’arte, tornando poi qui fondando, nel 1891, la sua impresa creando il Torroncino Baci. In seguito, si affiancò l’azienda della famiglia Serio, agli inizi del secolo successivo, fino alla sua completa diffusione. Mentre nella pasticceria ha ereditato l’arte napoletana, famosa in tutto il mondo, il torroncino rappresenta, invece, una sua creatura, una sua intuizione, ecco perché viene riconosciuto come il genio dei torroncini”.

Un’impresa a conduzione familiare che ha avuto proprio in questo il primo aiuto: “Grazie alla nostra famiglia molto numerosa, siamo riusciti a far conoscere il prodotto, inizialmente, grazie al passaparola, talvolta tuttora in uso. D’altronde, all’epoca non c’erano i mezzi di comunicazione di massa, i trasporti erano quello che erano, così come i corrieri. Con il passare del tempo si è trattato di una pubblicità che si è fatta da sola, perché quando il prodotto è buono, la promozione non è essenziale”.

Chissà allora quanto se ne consuma di torrone. Noi la domanda gliel’abbiamo posta: “Non conosco i dati delle altre aziende del territorio, ma per quanto riguarda la mia dico che il Nord – Est Italia è la zona in cui ne viene consumato di più, poi arriva la Campania, forse anche perché il bacino d’utenza è più grande. Ma abbiamo anche ottimi risultati nei punti vendita sparsi in Europa e negli Stati Uniti, dalla costa est a quella ovest, fino al Giappone”.

Un gioiello che sarà destinato all’erede di famiglia? “Vedremo – commenta il cavaliere -, mio figlio studia al liceo e non ha ancora le idee chiare sul suo futuro. Appena le cose cambieranno ,si vedrà”. Nessun dubbio, invece sulla qualità del prodotto: chi assaggia il torroncino Baci, ha subito voglia del bis.

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