Il Venerdì Santo di Vallata: fede, tradizione e folclore

La Processione, i Riti Sacri, la Passione: due giorni da non perdere nel borgo irpino
di Giuseppe Scarica - 13 Febbraio 2018
Il Venerdì Santo di Vallata: fede, tradizione e folclore

Giovedì 29 e venerdì 30 marzo 2018 a Vallata, in Irpinia, rivivrà il centenario rito del Venerdi Santo, uno dei più antichi e dei più suggestivi appuntamenti dell’intero Mezzogiorno d’Italia.

Il 29 marzo, all’imbrunire, dopo la funzione religiosa con la consueta lavanda dei piedi, si svolgerà la suggestiva Processione “aux flambeaux” del Giovedì Santo, con cattura, condanna e flagellazione del Cristo. Il giorno succesivo, venerdì 30 marzo, alle ore 11.00, prenderà il via la cinquecentenaria Processione del Venerdì Santo o del Cristo Morto.

Questa tradizionale e spettacolare rappresentazione religiosa, infatti, si svolgerebbe a partire dal 1541,anno in cui la fiorente comunità ebraica, stabilitasi in paese per dedicarsi al commercio di bestiame, lungo la strada verso la vicina Puglia, si convertì al Cristianesimo e prese parte a tali rappresentazioni. 

Le prime testimonianze fotografiche, invece, risalgono al 1928: in esse sono già ben evidenti le caratteristiche uniche del Venerdì Santo di Vallata, che si sono ben sviluppate e radicate nell’attuale assetto scenografico, come pure nella coscienza della popolazione locale.

Il Venerdi Santo di Vallata rappresenta un'occasione di incontro tra religiosità e tradizione, dove il momento religioso, oltre a non essere ignorato dalla moderna realtà vallatese, è vissuto nel suo aspetto più mistico.

La tradizione vuole che i giovani si vestano da soldato romano in costume da littore o da centurione, come prova di iniziazione attraverso l'esibizione fisica, sfidando i rigori di una primavera che quasi sempre tarda a venire in un paese di 870 m/slm.. , indossando una corazza e sfilando tra la folla, che assiste al lento dipanarsi della rappresentazione religiosa, per denunciare la propria esistenza alla comunità.

Oltre ai simboli del potere romano - dall’Aquila Latina con due alabardieri alla Grande Guida, da Cesare Imperatore con Lictores a Pilato - sfilano i cosiddetti "Misteri", oggetti simbolo esibiti dagli incappucciati, e tele settecentesche, di antica fattura, rappresentanti le scene della vita e della morte di Cristo, con frasi del racconto evangelico di San Giovanni.

Partecipano alla Processione circa duecento figuranti. Il passo di tutti è cadenzato dal ritmo di un suono caratteristico di tromba e tamburo, che contribuisce a creare un ambiente di commossa riflessione sul grande mistero di dolore di Cristo. Tale meditazione è ulteriormente sollecitata da alcuni “cantori” che, in gruppi di cinque o sei elementi, cantano i versi della "Passione di Gesù Cristo" di Pietro Metastasio, composti nel secondo periodo della sua vasta produzione caratterizzato dal suo melodramma ispirato a sincera devozione e slancio mistico. I versi, per la loro scarsissima diffusione letteraria, sono stati per anni tramandati oralmente o attraverso incerti scritti; per cui avevano preso un forte accento dialettale risultando incomprensibili alla maggioranza degli astanti. Tuttavia, le suggestioni della musicalità, della gestualità e dei vocalismi riescono a creare un indiscutibile e meraviglioso effetto.

Chiudono la processione il feretro del Cristo morto circondato dal sindaco e dai medici del paese e l’Addolorata circondata da bambine con bandierine listate a lutto.

avellino Data/e:
da 29 Marzo 2018 a 30 Marzo 2018