Mamma Schiavona e la juta a Montevergine: le radici della sua storia

L’affascinante leggenda legata al culto della “Vergine brutta” tra musica, storia e tradizione
di Marco De Rosa - 05 Settembre 2014
Mamma Schiavona e la juta a Montevergine: le radici della sua storia

“Esse sono tutte belle, tranne una che è brutta e perciò fugge su di un alto monte, Montevergine”.

Questa la frase che riporta il maestro Roberto De Simone, nella sua raccolta “Rituali e canti della tradizione in Campania”, su Mamma Schiavona, la Madonna Nera di Montevergine, cittadina in provincia di Avellino, protagonista di una festa che apre il ciclo campano dedicato alle “Sette Madonne” che, come gran parte dei culti mariani, affonda le sue radici in arcaici riti precristiani legati al culto della Madre Terra e volti a propiziare un buon raccolto.

Secondo la leggenda la Madonna brutta, offesa, così giustifica la fuga: “… si jo song brutta allora loro hanna venì fino è cà ’n gopp a me truvà! (se io sono brutta, allora loro dovranno venire fino a quassù per farmi visita!)”.

La festa della Madonna di Montevergine è l’unica che viene ripetuta durante l’anno perchè apre e chiude un ciclo che si conclude il 12 settembre. I pellegrini che si recano in adorazione della Madonna, giungono di solito la sera precedente e sostano ad Ospedaletto d’Alpinolo, da cui partiranno il mattino seguente per compiere la cosiddetta “sagliuta”: “Chi vo’ grazia ‘a Mamma Schiavona, ca sagliesse lu Muntagnone”.

Sia l’attesa che l’ascesa sono caratterizzate da tammurriate, che continuano per l’intera mattinata della festa sul sagrato del Santuario. Caratteristico è il canto che viene eseguito sull’antica “scala santa” della Chiesa: ad ogni gradino ci si ferma, un solista intona la proposta mentre il coro conclude. La “salita” intera consta di 23 gradini e tutta la scala rappresenta la stessa montagna. Alla fine del rito, si entra in chiesa e si esce dalla porta principale cantando col tamburo, senza mai voltare le spalle al quadro della Madonna.

Particolarmente devoti, infine, sono i cosiddetti “femminielli”, che ogni anno si recano a Montevergine, per il 2 febbraio, per rendere grazie alla loro Madonna prediletta, nella cosiddetta “juta dei femminiell”. Qui un nutrito gruppo, ogni anno rinnova la propria fede cattolica presentandosi in processione all’antica abbazia dove li aspetta Mamma Schiavona, la Madonna nera pronta ad accoglierli. Il rito si rifà ad un’antica tradizione secondo cui nel 1256, due giovani omosessuali furono scoperti a baciarsi e ad amarsi. Di fronte a questo evento l’intera comunità reagì denudando e cacciando dal paese i due innamorati che furono legati ad un albero sul Monte Partenio, in modo che morissero di fame o fossero sbranati dai lupi. La Vergine, commossa dalla loro vicenda e dal loro amore, li liberò dalle catene e permise alla giovane coppia di vivere apertamente il loro sentimento di fronte ad un’intera comunità che, attestato il Miracolo, non poté far altro che accettare l’accaduto.

Ecco perché Madonna Schiavona viene acclamata da tutti i fedeli come “Colei che tutto concede e tutto perdona”.

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