L’arte della Campania in mostra nel padiglione di Eataly

Tra i capolavori scelti da Sgarbi per Farinetti le opere di Emblema e Waschimps
di Redazione Ecampania.it - 15 Aprile 2015

Un viaggio nell’arte della Campania dal Trecento ai giorni nostri attraverso pittura, scultura e anche fotografia a Milano in occasione di Expo. Sarà il padiglione Eataly all’interno dell’Expo di Milano (che verrà inaugurata il prossimo 1 maggio) ad ospitare una selezione di opere provenienti da tutta Italia, mostra curata da Vittorio Sgarbi, esposte secondo l’appartenenza regionale.

Per la Campania, Sgarbi ha selezionato un’opera  “Chihuahua”, un olio su tela del 2012 di Elio Waschimps, ma ad Eataly sarà presente anche un quadro di Salvatore Emblema, scomparso nel febbraio del 2006, da sempre tra i pittori più apprezzati da Sgarbi.

Per la parte classica la Campania sarà rappresentata dai dipinti di Polidoro da Caravaggio, Jusepe de Ribera, Battistello Caracciolo, Francesco Guarino, Luca Giordano, Bernardo Cavallino, Giovanni Do, Filippo Angeli detto Filippo Napoletano, Filippo Falciatore, Gaspare Traversi, Anton Pitloo, Raffaele Belliazzi, Gioacchino Toma, Attilio Pratella, Antonio Mancini, Michele Cammarano, Salvatore Pergola. Nella sezione dedicata alla Fotografia non mancheranno gli scatti di Mommo Iodice.  

Come spiega lo stesso Sgarbi: “Presentiamo all'Expo una ricca selezione di opere d'arte dal Trecento al secolo scorso provenienti da chiese, musei, istituzioni e importanti collezioni private. I capolavori scelti saranno articolati in sezioni regionali e comporranno quello che riconosciamo come Il Tesoro d'Italia. L'ambizione della mostra è quella di segmentare una materia vasta e complessa come la geografia artistica italiana in episodi coerenti tali da far emergere le peculiarità della produzione artistica di ogni regione italiana. La mostra è stata concepita avendo come punto di riferimento il metodo indicato nel secolo scorso dallo storico dell'arte Roberto Longhi, nato, come Oscar Farinetti, ad Alba. Da quella città partono due rivoluzioni nella considerazione di un grande patrimonio di tradizioni e produzioni variamente rappresentate. Quello che oggi Farinetti chiama la biodiversità dei prodotti italiani, Roberto Longhi lo articolava nello studio della storia dell'arte. Si è così inteso documentare dalla Valle d'Aosta alla Sila varietà genetica di alcuni grandi capolavori concepiti da intelligenze, stati d'animo, emozioni che indicano la natura dei luoghi, le terre, le acque, i venti che li hanno generati”. 

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